LA COMMISSIONE VOCAZIONALE IN PELLEGRINAGGIO A TOURS
6 e 7 gennaio 20010
Nei primi giorni dell’anno nuovo la Commissione Vocazionale ha avuto la grazia di trascorrere un breve periodo a Tours: dovevano essere tre giorni ma per motivi non dipendenti da noi (cancellazione del volo) sono diventati solo due. Non per questo, però, l’esperienza è stata meno intensa e profonda: una vera grazia per ciascuna di noi!
Perché questo pellegrinaggio? Vari i motivi: rispondere all’appello del Capitolo ad andare “al di là delle nostre frontiere” anche come Province e quindi trovare strade per conoscerci di più e creare legami e comunione tra noi, fare un “gemellaggio” Grezze-Tours come luoghi delle nostre radici, ascoltare dalle nostre Sorelle di Francia il loro lavoro per le vocazioni e la formazione iniziale per esserne arricchite e trovare nuove idee per il nostro servizio alle vocazioni, iniziare una possibile collaborazione in questo ambito iniziando a lavorare come “Europa”, andare alle sorgenti della nostra spiritualità orsolina, attingendo alla nostra “sorella maggiore” Maria dell’Incarnazione, crescere nella comunione tra noi della Commissione. I nostri desideri, infatti, erano molti: approfondire la spiritualità di Maria dell’Incarnazione, essere rianimate nella passione per il Regno, avere un momento di condivisione.
I due giorni sono stati molto intensi, anche perché le Sorelle di Tours hanno fatto di tutto per concentrare il programma previsto per i tre giorni.
Il primo giorno è stato di ascolto della loro esperienza a servizio delle vocazioni: la mattina Sr. Claire Marie, che è venuta per noi dal Belgio, e M. Colette ci hanno raccontato come, nel passaggio dalle tre Provincie all’unica grande Provincia, anche il lavoro vocazionale è cambiato: ora è semplicemente uno dei vari aspetti della pastorale giovanile (cosa che già da anni anche noi avevamo cominciato ad intuire: tutta la pastorale giovanile, in fondo, è servizio alle vocazioni nel senso che l’annuncio del Signore non può che stimolare a una ricerca di “chi sono io in relazione con Lui” e quindi a trovare il mio posto nella Chiesa e nel mondo: in una parola, la mia vocazione). Il loro lavoro è anche in collaborazione con i giovani e cercano di creare molti legami tra di essi.
Uno degli aspetti che hanno notato è che le Orsoline non sono molto conosciute e quindi cercano di trovare i mezzi per farsi conoscere: ci hanno
dato un foglietto molto semplice, ma ben fatto, colorato e attraente, che pubblicano con scadenza più o meno trimestrale, con testimonianze di suore di ogni età o di giovani che fanno esperienze varie. Ogni breve articolo si conclude con una domanda per coinvolgere in prima persona il lettore. Ogni comunità riceve alcune copie del foglietto e un cd con il testo pronto per essere stampato e moltiplicato e le Suore sono invitate a portare questi fogli nei luoghi del loro lavoro, nelle parrocchie e ovunque, per far conoscere di più la loro realtà. Un’altra esperienza è stata quella di aprire le comunità all’accoglienza a vari livelli: un pasto, la preghiera, qualche giornata… All’inizio ci sono state difficoltà perché le comunità facevano fatica ad aprirsi, ma piano piano l’esperienza si è diffusa sempre di più. A Parigi la comunità accoglie un gruppetto di 7-8 ragazze che desiderano fare un cammino di ricerca della loro vocazione in un contesto comunitario: ciascuna continua i propri studi o il proprio lavoro, una volta alla settimana condividono i Vespri e la cena con la comunità e hanno un incontro formativo.
Ognuna si impegna a farsi seguire spiritualmente da una suora della comunità. C’è stato tutto un via vai dalle comunità alla commissione vocazionale di lettere perché in ogni comunità c’era una responsabile per le vocazioni che portava le notizie che la commissione inviava e a sua volta faceva arrivare alla commissione gli echi delle esperienze di accoglienza o in risposta agli stimoli della commissione stessa. Queste esperienze hanno fatto crescere le comunità in semplicità e autenticità. Il compito della suora-contatto in ogni comunità è di informare, animare, motivare e questo responsabilizza tutte. Una volta all’anno c’è una riunione di tutte le suore contatto. Anche il piccolo foglietto è stato oggetto di riunioni comunitarie e di scambi. Si è creato un calendario in cui semestralmente si comunicavano a tutte le comunità tutte le attività che in tutta la Provincia e nelle singole comunità venivano fatte con i giovani, in modo che tutte fossero informate e potessero inviare giovani o pregare per la buona riuscita dell’iniziativa. E’ stata fatta una novena per le vocazioni: le suore anziane di due comunità vicine l’hanno pensata e scritta riunendosi assieme: le beatitudini e gli scritti di S. Angela. Si sono fatte delle pubblicazioni: varie immagini, un libretto di preghiera con Angela. Una bella iniziativa è anche Bibbia in tasca: un piccolo gruppo di condivisione della Parola con incontri un paio di volte al trimestre o a seconda del gruppo di giovani e delle loro esigenze. Sono previsti degli incontri di tutti i gruppi insieme (raramente).
A ottobre c’è stato un week end sulla pastorale vocazionale per suore e laici della Provincia, animato da Monsignor Rouet: un tempo forte per la nuova Provincia. Tutti sono stati interpellati alla responsabilità per le vocazioni. Bisogna cambiare sguardo: non solo per il ministero e l’apostolato di ieri. Si sono interrogati su come la Chiesa raggiunge il mondo di oggi, nella certezza che Cristo non abbandona la sua Chiesa. Dobbiamo passare da essere “consumatori” a “attori, protagonisti”.
Avere uno sguardo spirituale, non statistico e imparare a vedere cosa germina, i piccoli dettagli. La Vita Religiosa è segno con i voti per il mondo del nostro tempo. Hanno visto l’importanza delle relazioni con le persona, dell’incontro e hanno riflettuto sulla specificità mericiana nel servizio alle vocazioni.
Una domanda cruciale è stata: “Perché volete le vocazioni?”.
Imparare ad analizzare il tempo che viviamo. I discepoli vivevano l’attesa del Messia. Noi abbiamo tanti gruppi che si basano sull’emozionale, siamo come un mercato con tanti stand: il liberalismo è basilare nella nostra società e ci tocca più di quanto pensiamo. La società è adolescenziale: non dobbiamo sfruttare l’immaturità delle persone per plagiarle! Abbiamo perso il problema delle vocazioni come problema di Popolo di Dio e rimane solo come un problema individuale, inserito nell’individualismo della nostra società: Quali sono i frutti di questo discernimento? Entro in un’Istituzione per fare la mia carriera?
Tornare al carisma fondante: questo libera per l’adattamento. Non entrare anche noi nella corrente del giovanilismo. Passare dalla pastorale del bisogno alla pastorale della proposta. Essere elastici. Chiedere alla giovane che vuole entrare da noi: tu che arrivi, cos’hai da portarci? Essere aperti alla creatività. Il problema oggi è sapere come proporre il Vangelo e la questione è grande perché tocca il cuore dell’uomo e porta a cambiamenti radicali, per noi prima di tutto. Ci vuole la collaborazione di tutti. La Vita Religiosa ha ancora qualcosa da dire, la vocazione non è per noi. E’ un essere uno con Cristo, tutti insieme.
Nel pomeriggio abbiamo ascoltato dalla Maestra delle Novizie il loro progetto di formazione iniziale. Il postulato è tempo di conoscenza mutua, è vissuto in una comunità per vedere come si vive in comunità e la giovane continua i suoi studi o il suo lavoro. Si fanno dei corsi di Sacra Scrittura. La Superiora l’accompagna nel cammino umano e spirituale. Il programma si fa caso per caso, a seconda dei bisogni.
Si cerca di vedere la consonanza tra quello che la giovane vive e quello che porta in sé. Nel noviziato si costruisce la relazione con Cristo, che aiuta ad essere poi aperte a qualunque cosa accada nel futuro. Le novizie partecipano all’internoviziato di Parigi (un week end al mese) e possono incontrare così coetanei in formazione (uomini e donne). Ricevono una formazione teologica e psicologica. Si preparano al week end ciascuno nel proprio noviziato e dopo l’incontro fanno riferimento allo stesso tema guardando le Costituzioni e S. Angela. Questo affina e fa gustare il proprio carisma. La maggior parte dei novizi è straniero e dei francesi la decisione è stata presa per la maggior parte dopo esperienze di servizio all’estero perché questo porta a farsi delle domande sulle cose importanti. I giovani sono divisi in equipes che durano tutto l’anno e questo permette loro di imparare a gestire le relazioni, a accogliere la differenza, a portare avanti un lavoro insieme, a fare scelte (per esempio, la cena della prima sera è libera e ogni gruppo deve scegliere come viverla: non è scontato per niente!). nel secondo anno sono più elastici gli incontri e sono solo 3 incontri in tutto l’anno. Ci sono degli stages nelle comunità orsoline, per fare esperienza di vita comunitaria e apostolica. Al rientro la novizia fa un rapporto sullo stage. L’obiettivo di queste esperienze è di vedere come vive concretamente quello che ha imparato. I criteri per la scelta delle comunità per gli stages: devono essere comunità con dinamismo apostolico, con diverse attività, in certi tempi liturgici che offrano maggiori possibilità di esperienze. Una domanda che ci si pone è quale apostolato vivranno le giovani in formazione.
Riguardo le relazioni con la famiglia e gli amici, si è scelto di accoglierli in comunità, mentre la novizia non rientra a casa (se non per esigenze particolari) nei due anni di noviziato. Il carisma mericiano risuona profondamente nelle giovani ed è centrale l’aspetto della sponsalità. Una dimensione particolare è quella dell’abito: imparare a rapportarsi agli altri anche con questo aspetto. C’è una forte dimensione di solitudine, essendo le giovani in formazione poche: è una realtà di grande austerità. E’ molto bello vedere quanto prendano sul serio quello che imparano per viverlo. Per le giovani è un salto in un mondo senza riferimenti alla vita precedente. Sono estremamente esigenti nella vita di povertà. Hanno bisogno di essere aiutate a concretizzare nella loro vita. E’ importate la testimonianza della comunità.
Nella seconda parte del pomeriggio abbiamo avuto un incontro con la novizia, Stephanie, che ci ha raccontato un po’ la sua storia dopo averci ascoltate. Le abbiamo chiesto che cosa spinge una giovane di oggi a decidersi per la vita orsolina e ci ha dato alcune piste interessanti: l’internazionalità, l’attenzione di S. Angela alla persona, la libertà, la radicalità, il dinamismo, il realismo, la speranza. Per lei sono stati d’aiuto un’esperienza concreta e la semplicità. La colpisce nella comunità la facilità a dirsi le cose, l’essere insieme, l’avere un ritmo, delle regole, l’accoglienza delle persone in casa, l’attenzione alle persone che vengono come un tesoro da accogliere, l’ascolto e il realismo. Possiamo farci aiutare da questi suggerimenti per guardare anche la nostra realtà e vedere quanto può rispondere alle esigenze e alle richieste di una giovane che dovesse entrare e che certamente somiglierebbe almeno un po’ a Stephanie!
La sera una piccola festa con alcune ragazze del loro piccolo pensionato ci ha fatto entrare in contatto con una realtà di servizio della comunità.
Il secondo giorno è stato dedicato tutto a Maria dell’Incarnazione. La mattina abbiamo ascoltato Maria Guyart nella sua vita prima dell’entrata in monastero: alcune letture dei suoi scritti ci hanno fatto fare un itinerario spirituale e poi uno “concreto” sulle vie di Tours alla ricerca dei luoghi dove le cose sono realmente accadute. In realtà il progetto era di leggere gli scritti sui luoghi, ma faceva talmente freddo che sarebbe stato davvero imprudente fare così! Nel pomeriggio ci siamo dedicate a Maria dell’Incarnazione e quindi alla sua vita in monastero e in Canadà. Ci siamo accorte di quanto poco conosciamo questa nostra Sorella!
Al di là delle cose che abbiamo ascoltato e condiviso (ci hanno chiesto di raccontare del cammino neocatecumenale, delle cellule di evangelizzazione, del pensionato universitario…), è stata anche una bella esperienza “vissuta”: ci siamo sentite davvero in famiglia, con un’accoglienza straordinaria (ci sono venute a prendere, a riportare, avevano organizzato ogni dettaglio per i nostri giorni con loro, ognuna aveva il suo compito per farci un servizio speciale davvero, una aiutava l’altra in quello che non poteva, si sono riorganizzate al momento in cui siamo dovute arrivare con un giorno di ritardo…). Eppure è una comunità davvero provata:
due sorelle hanno il cancro e sono in trattamento pesante di chemioterapia – per una si sa che non c’è niente da fare e anche lei lo sa – e un’altra è praticamente cieca (quella che ci ha fatto visitare Tours la seconda mattina e ci parlava dell’itinerario di Marie Guyart – quando voleva leggere una cosa, chiedeva alla sua consorella di farlo per lei. C’è poi la novizia, che richiede un’attenzione particolare della comunità. Il loro servizio è tutto all’esterno (diocesi, parrocchie, gruppi…) e ci sono ancora in giro gli scatoloni da sistemare perché hanno traslocato da poco in questa nuova casa.
Siamo tornate cariche del desiderio di conoscere meglio Maria dell’Incarnazione e più entusiaste del nostro essere parte di un Istituto internazionale e della nostra vocazione orsolina, oltre che con una bella esperienza di comunione tra noi e del desiderio di un servizio sempre più profondo e libero alle vocazioni.
Ne ringraziamo il Signore e chiediamo che i doni che abbiamo ricevuto possano portare frutti abbondanti per il Regno!
Paola e la Commissione vocazionale
Questa presentazione richiede JavaScript.

Lascia un commento
Feed dei commenti di questo articolo